ALBERTO SINIGAGLIA La nonna dell'Alitalia l'aveva capito: tra Nord-Ovest e Nord-Est della Penisola c'era - come c'è ancora - una misteriosa sintonia. Così tra Torino-Pavia-Venezia-Trieste volò la prima linea aerea italiana. Sul Po, tra il Castello del Valentino e Ponte Isabella, il 1° aprile 1926 cominciarono a decollare e affiumare "idroplani" in servizio giornaliero. Ogni velivolo portava, oltre al pilota, al motorista e alla posta, cinque passeggeri in cinque ore di volo e al costo di 300 mila lire. L'"idroscalo" era un grande hangar situato su una palafitta con uno scivolo fino all'acqua. Di quel primato non restano che un cippo e "L'idrovolante", un ristorantino, sulla sponda sinistra del fiume. Peccato, il servizio cessò ben prima di poter essere utile ai molti "veneziani di Torino" e soprattutto al germanista e scrittore triestino Claudio Magris, che sotto la Mole ha insegnato per anni, trovandovi storici caffè così curati e ospitali da farlo guarire della nostalgia per i suoi cari, e altrettanto storici, caffè di Trieste. Altri scrittori dell'Italia orientale hanno fatto fortuna in quella occidentale. Veneto di Asiago, Mario Rigoni Stern ha trovato qui l'editore e il giornale che gli hanno cambiato la vita: Giulio Einaudi che lanciò "Il sergente nella neve", suo primo libro, e se ne sarebbe accaparrati tutti gli altri; "La Stampa" che gli ha dato spazio e popolarità. Per le esperienze comuni, le affinità intellettuali e umane, e gli incontri sulle montagne piemontesi, i più stretti amici di Mario divennero Primo Levi e Nuto Revelli. Veniva dall'Est il romanziere e giornalista Guido Piovene, di Vicenza, tra le scritture più belle e famose di una "Stampa" che fu maestra di stile. E intenso è l'intreccio Est-Ovest sul fronte musicale. Speciale fu l'intesa culturale e ideale fra l'indimenticabile storico e critico torinese Massimo Mila e il compositore veneziano Luigi Nono. Veneziani sono il musicologo Mario Messinis, che è stato direttore artistico dell'Orchestra sinfonica della Rai, e il maestro Lorenzo Fasolo, che lo è attualmente. Ma forse è cinematografico il legame più lungo e proficuo Torino-Venezia. Se cercate chi fu il fondatore della Mostra del Cinema, trovate il conte Giuseppe Volpi di Misurata, un gerarca fascista un po' meno volgare e certo più elegante dei suoi colleghi del tempo. Tuttavia la famosa manifestazione non sarebbe mai nata né al Lido né altrove senza le idee, la cultura e le intuizioni profetiche di Mario Gromo, biellese, critico cinematografico della "Stampa", più volte presidente della giuria che assegnava l'ambìto Leone d'oro. Pochi anni fa toccò al professor Alberto Barbera riportare lo spirito di Torino sulla Laguna quale direttore del festival. Il più concreto rapporto Est-Ovest è però quello del gusto. Maestri veneziani della cucina e della ristorazione sono venuti a prendere per la gola i torinesi. Clienti fedeli dei fratelli Mavaracchio alla "Birreria Mazzini" (leggendarie le loro seppie e la pasta e fagioli) erano Palmiro Togliatti, segretario del Pci, il giornalista Alberto Ronchey e il giovane Giuliano Ferrara in eskimo, allora nel ruolo e nella divisa di capo della giuventù comunista. Stagione di godurie culinarie finita, purtroppo, come le vite parallele della "Vecchia Lanterna" di Armando Zanetti e dei "Due Lampioni" di Carlo Bagatin, locali entrambi scomparsi. Resiste, impavido, Sante Prevarin, di Concordia Sagittaria, con il "Montecarlo". Le incalzanti passioni di collezionista d'arte contemporanea e di fotografo non gli hanno fatto mai sbagliare la ricetta perfetta delle venezianissime "Sarde in saor